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Il
segreto: una pista storica con le prime curve sopraelevate
di ALBERTO ORSINI
L’Abruzzo, una regione ”a rotelle”, un boom che è cominciato mezzo
secolo fa e che si rinnova di anno in anno. E’ la culla del pattinaggio
italiano, tanti campioni espressi in epoche diverse e capaci di imporsi
a livello nazionale ed internazionale, un parco impianti di primo
livello oggi proprio come agli inizi.
L’interesse per il pattinaggio è risalito alle stelle dopo i Campionati
mondiali di velocità, ospitati lo scorso settembre all’Aquila, Sulmona e
Pescara. La rassegna iridata su pista e su strada ha raccolto un
indiscutibile successo di pubblico, ed ha avuto il grande merito di
ridare lustro ad un passato glorioso ma ignoto alle generazioni più
giovani, creando così parecchi nuovi proseliti entusiasti. Una vera
manna dal cielo per una disciplina che sin dagli anni ’60 coltiva il
sogno non nascosto di essere annoverata tra gli sport olimpici. Una
lunga attesa che si spera possa finire nel 2012, quando il pattinaggio
potrebbe trovare finalmente posto: «Siamo stati scelti - annuncia
infatti il presidente del Comitato internazionale corsa, Roberto Marotta
- insieme a golf, rugby, karate e squash tra le discipline papabili per
l’ingresso nei Giochi. In aggiunta il Cio ci ha richiesto di prospettare
un’ipotesi di eventuale programma olimpico di gare: un imprevisto passo
in avanti, una grossa sorpresa che nessuno si aspettava». Insomma,
potrebbe essere la volta buona.
Guardando all’Abruzzo, i numeri del movimento regionale spiegano la
portata del fenomeno. Gli agonisti sono quasi 500, (dei quali 350 della
corsa e 150 dell’artistico) in prevalenza maschi, ai quali vanno
aggiunti i vivai. Una ventina di bravi allenatori e tecnici federali che
hanno a disposizione 15 impianti (5 nell’aquilano, 5 nel teramano e
altri 5 tra Chieti e Pescara). Le società sono 34 e sono ai vertici del
movimento nazionale, pur essendo meno numerose rispetto a regioni come
il Veneto, il Lazio o l’Emilia Romagna. L’Aquila mette in campo il Cpga
(Centro polisportivo giovanile aquilano) del Campione del mondo Duggento,
ed il Cus; l’altro grande polo rotellistico è a Martinsicuro, nel
teramano: la ”Bosica” miete successi in molte gare nazionali e ai
Mondiali aveva due rappresentanti come il Cpga. Non mancano infine
società emergenti nella zona di Chieti e di Pescara.
Tra gli atleti spiccano figure importanti, degni eredi del passato che
fu. ”Il figlio del vento” (così lo chiamarono dopo il trionfo mondiale
in Colombia) è Gregorio Duggento. Tesserato con il Cpga, il
ventiquattrenne originario di Manduria (vicino Taranto) ma trapiantato
all’Aquila è senz’altro l’atleta di punta del pattinaggio abruzzese e
tra i migliori di ambito nazionale. Agli scorsi Mondiali, dopo essere
caduto all’Aquila nei 300 metri su pista si è rifatto con gli interessi
a Sulmona, con l’oro nei 200 metri su strada, la sua specialità.
Duggento vanta anche la particolarità di essere stato insignito del 2002
del Collare d’Oro del Coni, un riconoscimento esclusivo (si può vincere
una sola volta nella propria carriera).
Dopo l’addio all’azzurro di Alessandra Susmeli, avvenuto a conclusione
degli ultimi Mondiali, toccherà invece a Simona Di Eugenio riprendere la
”caccia” all’oro iridato femminile che l’aquilana non è malauguratamente
riuscita a portare a termine. La diciannovenne teramana, tesserata con
la ”Rolling Pattinatori Bosica” di Martinsicuro, ha fatto vedere
qualcosa già nell’ultimo Mondiale giocato ”in casa”, dove non si è certo
distinta solo per le unghie smaltate con il verde, il bianco ed il rosso
del tricolore, che pure sfoggiava. A Sulmona, su strada, Simona ha
raccolto un argento nella 10000 metri ”Americana” (a staffetta) e un
bronzo nella 5000 metri a punti: la corsa all’Iride è appena cominciata.
Insomma l’Abruzzo sembra non essersi stancato di essere la ”culla” del
pattinaggio, ma pare anzi destinato a recitare tale ruolo ancora a
lungo.
L'AQUILA - La scintilla per il boom scocca ...
La scintilla per il boom scocca all’Aquila nell’immediato dopoguerra,
grazie alla costruzione della pista, unica all’epoca in Italia, dotata
di curve sopraelevate. Risale agli inizi degli anni ’60 la nascita
ancora all’Aquila della Libertas, società gestita da Ermenegildo De
Felice che annoverava atleti del calibro di Pasquale Volpe, Marcello
Gliubic, Peppe Brocchella e Giorgio Feneziani. Quest’ultimo portò il
primo titolo nazionale. Intanto, a Teramo si faceva onore l’Us
Interamnia e a Pescara avevano smesso da poco i due fratelli Franco e
Gianni Serafini. La generazione successiva si ricorda per la conquista
di tanti allori e di ancor più numerosi record del mondo: il quartetto
composto da Corrado Ruggeri, Sandro e Roberto Marotta e Bruno Piccolini
(il veterano del gruppo) fece sfracelli ai Mondiali di Inzell (Germania)
nel 1968 sfruttando il grande vantaggio di tecniche apprese appunto
nella pista di casa loro, che aveva curve paraboliche. Ruggeri nello
specifico conquistò il primo titolo mondiale di un aquilano. Il
capoluogo si arricchì nel 1978 di un nuovo impianto, quello di Verdeaqua,
ristrutturato nel 2001 e completamente rifatto in occasione dei recenti
mondiali con l’uso di resine all’avanguardia. La scia dei successi
proseguì con le generazioni successive: negli anni ’80 Sabatino Aracu
(oggi presidente federale) fu campione italiano ed europeo, nel ’92
Armando Capannolo conquistò la seconda iride aquilana dopo Ruggeri. I
primi anni del 2000 sono quelli di Alessandra Susmeli, aquilana pure
lei, che ha vinto tutto quello che c’era da vincere a livello europeo e
primatista mondiale della maratona. |