Pattinaggio Bellusco

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COLOMBIA...

Il segreto dei Colombiani
Segreto?

Se non volete leggere la lunga esposizione che segue, ve lo possiamo sintetizzare cosí: non c' è alcun segreto. Questa gente ha fatto esattamente tutto quello che doveva fare, e l' ha fatto bene. Dai dirigenti, che come minimo si sono limitati a fare quanto si aspettava da loro, ai tecnici volonterosi nel cercare di migliorarsi ogni giorno, ai genitori pazienti e sacrificati.
E gli atleti? I campioni non si creano dalla mattina alla sera; ci vuole ben più di una bacchetta magica per udire cosí tante volte l' inno e vedere ondeggiare la bandiera colombiani nel podio dei vincitori. Forse si tratta di una forma di alchimia, magari combinando nel modo giusto le parole magiche talento, organizzazione, patrocinio, mentalità, disciplina e lavoro, molto lavoro...
In particolare, i grandi trionfatori della delegazione colombiana furono:
-Andrés Felipe Muñoz, con 4 ori, 1 argento e 1 bronzo
-Jercy Puello, con 2 ori ed altrettanti argenti
-Cecilia Baena, 3 ori e 2 medaglie di bronzo
-Alexandra Vivas, con 3 ori
-Brigyte Méndez, 2 ori e 2 record mondiali
In tutto, 41 metalli. Sono già diversi anni che la Colombia é ai vertici del pattinaggio mondiale, ma in questa occasione non possiamo evitare l' invidia, non solo per il successo sportivo ma per l'organizzazione, logistica e preparazione di questa delegazione, ormai lo specchio sul quale si riflettono le squadre di tutto il mondo, inclusa l' azzurra.
Scusate un' attimo: ma questi fino a qualche anno fa non venivano a imparare da noi? Allora, qual é il loro segreto? Stregoneria?

Abbiamo avuto sufficiente faccia tosta come per mettere intorno allo stesso tavolo i seguenti personaggi:
º Luz Mary Tristán, pluricampionessa mondiale (la 1º proveniente dalla Colombia)
º Carlos Orlando Ferreira, presidente della Federazione Colombiana nonchè della Confederazione Panamericana
º Gillermo Gonzales, vicepresidente CIC (uscente nel 2005)
º Elías del Valle e Ricardo Leni, tecnici nazionali

Al che, semplicemente, abbiamo chiesto: Signori, qual è il vostro segreto?

Lasciate che i bambini...
Fosse stato un dibattito tra italiani, avrebbero cominciato a parlare tutti all' unisono, ma anche nel dibattere i colombiani si mostrano di classe mondiale...
Prende la parola il Sig. Ferreira: "La chiave del successo si trova nella pianificazione mirata della base, cioè i bambini". Sostiene che nel 1995 si creò nel seno della federazione una commissione apposita alla gestione delle categorie inferiori. Da allora, si organizzano in tutto il paese dei veri e propri "festival" per categorie dai 7 ai 13 anni, in cui prevale la destrezza sulla competitività.
"Si, questi festival sono molto divertenti, per loro e per noi", spiega la sempre bella Signora Tristan. "Pensa che nella mia società, con 500 bambini..." COME!?!?!"Si", dice lei senza scomporsi, "e non sono l' unica, ce ne sono diverse scuole in tutto il paese con queste cifre"(gli altri confermano, soddisfatti). Continua: "Dobbiamo dividere i tornei in più giorni, altro che batterie".
Interviene il tecnico Lenis: "Abbiamo creato un "banco di prova" per i bambini, in cui sviluppare mobilità e destrezza, fondamentali per la futura abilità dell' pattinatore agonista. Intorno a varie piste del nostro paese noterete strane strutture di legno tipo le gimkane militari: ecco come si esercitano ogni giorno i nostri bimbi per diventare pattinatori provetti".
Inoltre, sostiene il suo collega Del Valle, ci sono tornei infantili/juniores a livello regionale, e due campionati nazionali, per un totale di una trentina di eventi annuali.
Una buona idea poi é stata l' organizzazione del 1º Mondiale Juniores a Barrancabermeja, nel 1996.

Massificazione
Da un evento del genere si ottiene poi un' altro ingrediente basilare per il sucesso: la massificazione dello sport. Nel 1993 gli atleti federati erano 300 circa, oggi superano i 12.000. Come ci siete riusciti? Dice Gonzales: "Oltre al coinvolgimento di un gran numero di bambini, e quindi delle loro famiglie e amici, abbiamo seguito una vera e propria strategia di marketing". Strategia che portó alla firma di un contratto di collaborazione per 10 anni tra la Federazione ed un' azienda privata che, fino ad oggi, rimaneva una piccola realtá famigliare: Pastas La Muñeca. Questa fabbrica di pasta ha investito 100.000 dollari americani annuali fino al 2007 nella selezione nazionale: una grossa cifra per i loro standard. Ma il ritorno d' immagine che sta avendo moltiplicherá varie volte l' introito, é un dato di fatto. Lo sponsor poi é attivo nella pianificazione delle attività di crescita dello sport insieme alla Federazione.
Viene spontaneo immaginare una situazione analoga in Italia: se la Barilla apportasse, diciamo, 500.000 euro annuali? E se volesse ficcare il naso nella configurazione del calendario delle gare nazionali? Fantascienza, lo sappiamo...
Ad ogni modo, un numero rilevante di persone muove gli sponsor, e gli sponsor attraggono il prossimo elemento indispensabile alla crescita di uno sport...
Su ^

Come ti aggancio la RAI
I media erano presenti in Abruzzo in tutti i formati: abbiamo contato una ventina di persone coinvolte in un modo o nell' altro nella trasmissione di notizie verso la Colombia. Notare: alla conferenza stampa FIHP abbiamo contato... 5 giornalisti italiani (inclusi noi stessi) e durante le gare al massimo 4 (sempre inclusi noi). Ok, aggiungete 2 cameraman della RAI, ma non sempre.
Ma sentite questa: oltre ai giornalisti delle principali testate nazionali ed alle trasmissioni in diretta dalle varie radio (una addirittura via internet), i sudamericani piazzarono nel bel mezzo della pista, accanto al tendone dei giudici, un banco da dove si facevano le telecronache in diretto della TV nazionale (trasmesse via satellite), si commentavano le gare appena finite, si aveva accesso diretto al fotofinish e si intervistavano i protagonisti. Qualcuno ha menzionato "calcio"? (Ci risulta che questo esistesse dall' anno scorso, ma il Mondiale era vicino a casa loro).
Ebbene, come si fa ad avere questa copertura dai media? Ci risponde Ferreira: "Per noi (la Federazione) hanno la stessa importanza l' atleta, l' allenatore e il giornalista". Rimaniamo a bocca aperta... "Si", continua lui, "facciamo il possibile per dare un flusso continuo di notizie ai media. Devono pur riempire pagine e tempo in aria, no?". Beh, ci scusi Signor Presidente, ma da voi non avete il calcio? . "Eccome, ma un po' alla volta siamo riusciti a farci notare, e le nostre vittorie hanno fato si che l' attenzione del pubblico si spostasse verso il pattinaggio. E l' attenzione del pubblico é quella che vende".
Senz' altro.
Luz ci fa notare che inizialmente venivano coinvolti giornalisti relazionati col mondo del ciclismo (anch' esso di grande importanza per loro), che facevano le radiocronache con lo stesso stile delle gare su 2 ruote: un' ulteriore mezzo per ottenere maggiore popolarità.

E la tecnica?
Lenis ci racconta che Giuseppe De Persio (alzi la mano chi non lo conosce, e visiti presto la nostra rubrica delle "vecchie glorie"), é stato un' anno intero con loro, insegnando tecniche di pattinaggio. Ma quanto tempo fa?, chiediamo. "L' anno scorso!", risponde.
Ferreira segnala che fin dall' inizio la dirigenza federale ha cercato di "importare" metodologie, non soltanto da allenatori ed atleti esteri, ma pure da specialisti di altri sport. In effetti, organizzano ogni anno congressi per allenatori con la partecipazione di esperti di ogni campo, stranieri e non. Ma tutti unanimemente sono d' accordo nel sentirsi grati verso l' Italia, paese che é stato loro d' aiuto fin dall' inizio. "I nostri maestri", dicono, "hanno creato il modello, noi abbiamo cercato di evolverlo". I risultati confermano che ci sono riusciti.
Elias Del Valle é categorico: "Da noi non esiste improvvisazione dei tecnici". Esiste invece una scuola nazionale, e nessuno senza il regolare patentino da essa emesso può esercitare, senza eccezione. Prosegue Del Valle: "In Federazione sono stati capaci di integrare la parte amministrativa con quella tecnica. Vedendo che funziona il sistema, tutti ci hanno creduto, e quando tutti ci credono, arrivano i risultati".
Da non trascurare anche le competizioni internazionali: "Ci invitano a tutte le gare che si fanno in giro", dice Ferreira, "e cerchiamo di esserci in tutte. Molto spesso ci ritroviamo in situazioni in cui siamo nettamente superiori, ma non ha importanza: serve ai nostri pattinatori per cimentarsi internazionalmente, e poi da tutti si può imparare qualcosa".
Conclude Lenis: "Il nostro obiettivo é creare lo stile colombiano, cioè una forma di pattinare che venga riconosciuta (e copiata) dal resto del mondo.

Politica
Eh, si, anche qui c' entra... Secondo Gonzales e Ferreira (loro si che se ne intendono) é una tattica vincente piazzare i propri dirigenti -ai vertici, se possibile- negli organi internazionali. Il motivo, signori? Si guardano a vicenda e sorridono... senza rispondere.
Prendiamo atto, ma segnaliamo che anche noi abbiamo presidenti importanti.

Mentalità
Luz sostiene che loro non credono agli argomenti di biotipi e razze. Per i pattinatori colombiani, dice, la vittoria si ottiene grazie alla mentalità vincente, sacrificio e professionalità. "Tutto lo sforzo che abbiamo fatto, ci viene ripagato nel sentire il nostro inno mentre siamo sul podio".
Diego Betancourth, che passava di lì durante questi discorsi, assicura: "Sentiamo la maglia, saliamo sui pattini e ci facciamo ammazzare perchè vogliamo solo l' oro. Biotipo? Alla partenza siamo tutti uguali".

Ma non è tutto...
Per dovere di cronaca, dobbiamo includere nella lista di elementi che hanno contribuito alla crescita della Colombia: la solidarietà.
Chiediamo come mai, in un paese noto per la miseria e povertà sofferta dalla maggior parte della società, uno sport caro come questo sia riuscito a spuntarla...
Ci hanno raccontato storie che sembrano estratte dal libro "Cuore": allenatori che comperavano i pattini agli allievi talentuosi ma poveri, dirigenti di società che davano lavoro ai genitori dei bambini, maestri di scuola che raccoglievano fondi per far partecipare un' atleta ad una gara all' estero, e via dicendo.
Abbiamo infine assistito ad una scena commovente: il CT della nazionale e l' allenatore societario di 2 atleti, medaglie in mano, sono andati a ringraziare il titolare della Roces, presente durante le gare. Questo noto marchio ha avuto un gesto di generosità che, sebbene può venire interpretato come manovra pubblicitaria, é pur sempre meritevole: ha regalato un set di pattini completi a molti degli atleti che oggi sono possessori di una medaglia iridata, quando erano ancora in categorie inferiori.
Gli atleti riservano soltanto complimenti e riconoscenza per i loro dirigenti ed allenatori. Non perchè dovessero guardare le apparenze: abbiamo avuto cura di fare un mini-sondaggio tra i pattinatori, in situazioni e momenti escludenti la presenza di uditi indiscreti. Sono stati concordanti nell' esprimere il loro apprezzamento verso le figure federali.

Conclusione
Non abbiamo molto da imparare, in verità, dalla Colombia... a parte l' umiltà, l' onestà e la disciplina. Basterebbe poi che i nostri dirigenti seguissero i passi, peraltro logici, che hanno seguito i loro. La mentalità non la possiamo cambiare, i metodi si. Proposte? Facciamoci avanti!

M. Bresin -
www.pattinaggiocorsa.it

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